venerdì 20 maggio 2011

Il bottone

Knuts Skujenieks è uno dei più grandi poeti lettoni. Fu arrestato per attività antisovietiche e spedito per 7 anni in un campo di lavoro in Mordovia. Scriveva poesia dal gulag, molte dedicate alla giovane moglie che aveva dovuto lasciare.
Fu rilasciato poi, ma dovette aspettare il 1989 per essere riabilitato ufficialmente.
Stasera alla Spīķeru koncertzālē di Riga, durante i premi letterari lettoni del 2010, gli consegneranno un premio speciale per la sua opera poetica e per le traduzioni di poesie da molte lingue. Qui un estratto di una sua lunga intervista.

Poga (Il bottone) è la sua poesia forse più famosa.

Come il ciliegio, che sulla cima protegge
l'ultimo frutto rimastogli,
così io custodisco su una camicia consunta,
un unico, solo bottone.

Quando non c'è più ricordo, né speranza
e quando il fardello diventa troppo pesante,
sul petto mi trastullo con il bottone
che mi hai cucito.

Malgrado gli anni e la fame,
malgrado la neve e il sonno,
tu mi hai imbastito a questa vita sdrucita
con un filo d'amore e d'eternità.

La notte ha vinto sul giorno. Io cerco
almeno un'unica luce dalla finestra.
Ma non c'è finestra. La vita mi brucia in petto,
sul bottone che mi hai cucito.

Knut Skujenieks (trad. Paolo Pantaleo)


Kā ķirsis, kurš galotnē sargā
Pēdējo pārpalikušo ogu,
Tā es sargāju sadilušajā kreklā
Vienu vienīgo pogu.

Kad vairs nav ne suvenīru, ne cerību
Un kad nasta kļūst aplam grūta,
Es azotē paknibinos gar pogu,
Kuŗa ir tevis šūta.

Par spīti gadiem un badiem,
Par spīti sniegam un miegiem,
Tu mani piediegusi caurumainajai dzīvei
Ar mīlestības un mūžības diegiem.

Nakts dienu pieveikusi. Es raugos
Vienā vienīgā gaišā logā.
Tas nav logs. Mūžs mans uz krūtīm deg
Tevis iešūtā pogā.

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